Passa ai contenuti principali

Post

Pizza di farina di farro, con Pecorino Toscano DOP, Finocchiona IGP e cavolo nero

Da circa vent'anni la Toscana pullula di pizzerie e di tipi di pizza. Quando mi capita di vedere uno di quei cartelli luminosi con l'indicazione dei posti liberi nei parcheggi, mi viene in mente che a Firenze ci sono più posti dove mangiare una pizza che posti coperti dove parcheggiare l'auto.
Una volta non era così: le pizzerie intese come ristoranti si contavano sulle dita di una mano; la pizza si comprava dal fornaio e nei negozi di alimentari che vendevano il pane. Era una pizza in teglia, al taglio, che veniva venduta a rettangoli. Tipi di pizza? All'inizio (parlo di 60 anni fa) era uno solo: pizza in teglia rettangolare, ricoperta di salsa di pomodoro, acciughe o poco più, bassissima, quasi più buona fredda che calda. Potevi piegarla in due o arrotolarla e portartela a scuola, all'università o al lavoro.
Poi crebbe in altezza fino a un centimetro e incominciò a differenziarsi: margherita, napoletana, con zucchini, con patate e cipolle, con formaggio e salumi…
Post recenti

Modifica del nuovo layout

Oggi ho inserito l'immagine delle bietoline dietro al titolo. Non è granché, ma almeno rimane una traccia del vecchio layout. Piano piano mi abituerò all'idea di farne a meno. Certo che mi ci vorrebbe un web designer!

Da oggi il blog cambia aspetto

Da oggi il blog cambia aspetto. La decisione è stata presa e attuata in pochi minuti, ma non escludo qualche cambiamento nei prossimi giorni. In particolare, vorrei inserire nell'intestazione l'immagine di quelle verdure, le bietole che un giorno di primavera del 2012 arricchirono la mia acquacotta e mi dettero l'ispirazione per il nome del blog. I ricordi più belli del passato non vanno mai completamente distrutti. Sono la linfa che nutre le nostre speranze per il futuro. 

Spaghetti alle vongole (o lupini), integrali, trafilati al bronzo

C’è differenza fra vongole e lupini. Non sto qui a dire qual è, visto che in rete (non da pesca!) chiunque può trovare istruzioni in merito. Di solito io scelgo i lupini, perché più piccoli e saporiti delle vongole d’allevamento, le uniche che potrei trovare in città. Certo, con le vongole veraci sarebbe tutt’altra cosa. La ricetta, comunque, vale per tutti e tre i tipi di molluschi.
Per spurgarli, il solito metodo, che ho imparato dai miei genitori quando ero piccola. D'estate tornavamo spesso dal mare più o meno 'carichi' di arselle (Donax trunculus), quelle che altrove chiamano telline, raccolte da noi sulla battigia o comprate dal mitico arsellaio Zazà, che con il suo retino percorreva avanti e indietro il mare dove l'acqua era bassa e, dopo la pesca, l'arenile di Marina di Grosseto. 

Anche le arselle avevano bisogno di essere spurgate. Sono ben diverse da vongole e lupini, ma il metodo è lo stesso. Come fare? Si prende una bacinella, si pone sul fondo un piatto …

Mostarda toscana

Conserve estive: ecco il tema dell’Italia nel piatto per il mese di settembre. Nei campi, negli orti, nelle cucine e nelle dispense, fervono in questo mese le varie attività di conservazione dei doni che la Terra ci offre in estate. Roba del passato? Utopia? O realtà? In tanti, tantissimi casi, realtà. Chi ha voglia e tempo, fa di tutto per conservare frutta e verdura sana e genuina, trattandola e confezionandola in casa in modo da averne una scorta per la stagione fredda, come facevano i nostri nonni, bisnonni, trisavoli, ecc.
Quest’anno mi sono dedicata, fra le altre cose, a una conserva caduta quasi totalmente in disuso (come del resto quei pennini e l'inchiostro con cui ho scritto l'etichetta), eppure presente nei libri di cucina toscana: la mostarda, appunto, toscana. È diversa dalle mostarde italiane più famose, come la cremonese, la mantovana e quella di Voghera, dove uno o più tipi di frutta (ma non l’uva) sono conservati con sciroppo di zucchero e senape; diversa anche…

Risotto al Gran Mugello e semifreddo al Blu Mugello per il concorso Latti da mangiare 5.0

Con un formaggio non sarai mai solo, «ogni formaggio aspetta il suo cliente», parola di Italo Calvino, il quale scrisse nel suo romanzo Palomar
«Non è questione di scegliere il proprio formaggio ma dessere scelti. Cè un rapporto reciproco tra formaggio e cliente: ogni formaggio aspetta il suo cliente, si atteggia in modo dattrarlo, con una sostenutezza o granulosità un poaltezzosa, o al contrario sciogliendosi in un arrendevole abbandono».

È successo anche a me di essere scelta. La prima volta, quattro anni fa, è stato un caso: partecipai al primo concorso Latti da mangiare indetto dall’azienda Il Palagiaccio, classificandomi seconda. Potevo ritenermi soddisfatta e la storia sarebbe finita lì. E invece no, la storia continua, perché quei formaggi ormai mi avevano ‘scelto’. Sono diventati i miei preferiti, dal più tenero al più secco, dal più liscio al più rugoso, dal più bianco al più paglierino o venato di verdazzurro.
I formaggi del Palagiaccioraccontano una storia: storia di an…