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La tarda estate di un raveggiolo: raveggiolo agli amaretti su neccio, con foglia di fico al pecorino e fichi 'canditi alla contadina'

Ecco come si potrebbero usare i fichi canditi del mio post del 2 settembre scorso . INGREDIENTI per 1 persona Per la CIALDA di FOGLIA di FICO Foglia di fico (piccola e non vecchia): 1 Pecorino toscano: 20 g circa (dipende dalla grandezza della foglia) Per i FICHI 'canditi alla contadina' Fichi: 125 g circa (2 grandi o 3 piccoli) Zucchero: 50 g Miele millefiori: 10 g Limone: 1/4 di succo e scorza Vin Santo: 10 ml Per il NECCIO Farina di castagne: 75 g Acqua: 125 ml circa (dipende dall’umidità dell’ambiente e della farina) Olio: 4 g circa + olio per ungere Sale: q.b. Occorrente: testi di ferro (vedi qui ; in alternativa, piastra di ghisa o padella antiaderente) Per il RAVEGGIOLO Raveggiolo: 80 g Amaretti: 2 Nepitella fiorita: un rametto Pistilli di zafferano: 6 PREPARAZIONE Lasciare a bagno in acqua la foglia di fico per qualche ora, poi asciugarla e metterla ad essiccare fra fogli di carta assorbente ...

Fichi canditi alla contadina

Tutti gli anni, nella seconda metà di agosto, ho la fortuna di poter gustare i fichi appena colti dagli alberi  che si trovano nel podere di mia sorella, ai margini del Parco Naturale della Maremma (foto qui sotto). Una 'ficaia' (parola prettamente toscana per indicare l'albero della Ficus carica ) Quest'anno i fichi sono pochi e piuttosto piccoli, tuttavia sono riuscita a metterne da parte una ventina, scegliendo i più sani e meno maturi, in modo da poterli conservare in vasetti. Sapevo, infatti, che il tema fissato dal l'Italia nel piatto per l'uscita del 2 settembre sarebbe stato "Salse, condimenti, conserve e liquori": i fichi, con la loro dolcezza che ne fa un comfort food eccezionale se gustato in inverno, mi sono sembrati adatti all'occasione. In Italia l'albero che produce i fichi ( Ficus carica L. ) è molto diffuso, almeno là dove la temperatura non scende di molti gradi sotto zero. Se ne trovano ovunque nelle ...

L'acquacotta di Ultimo

Ultimo era un buttero maremmano ed era ultimo di nome e di fatto, deriso ogni giorno dai suoi compagni di lavoro per via del suo aspetto goffo, della sua lentezza nei movimenti e del suo immancabile arrivare 'dopo i fochi', quasi non riuscisse a liberarsi dal marchio di un nome che i genitori gli avevano imposto soltanto perché ritenevano ormai più che sufficiente quella cospicua serie di figli che avevano messo al mondo. Narra una leggenda che questo ridicolo ometto era divenuto, nelle macchie di Capalbio, il bersaglio preferito dei suoi compagni. Che buttero poteva essere lui quando cercava di montare quegli enormi cavalli maremmani? O quando inciampava per aprire i robusti cancelli dei mandrioli? Non parliamo poi del lazo, con cui non sarebbe riuscito a prendere neanche una docile mucca: stava sempre appeso alla sua sella come semplice ornamento. Il suo pasto di mezzogiorno era un altro motivo di scherno: nella pignatta non aveva che pane e acqua. È chiaro che anche ...

Galaverna nel bosco (formaggio Galaverna fuso, in corona di frutti di bosco)

La foto è anche su Instagram, dove si può esprimere la propria preferenza:  https://instagram.com/p/5__UhPug85/?taken-by=lattidamangiare Forse il mastro casaro della Storica Fattoria Palagiaccio non sarà molto felice nel vedere come ho spellato il suo bel Galaverna , privandolo della crosta laterale, per preparare questo piatto; ma spesso succede che la mia creatività è molto esigente ed io a quel punto perdo il lume della ragione e le concedo tutto. Ecco dunque il primo passo per realizzare la mia ultima ricetta che partecipa al concorso Latti da mangiare : eliminare la crosta laterale del Galaverna.  La crosta viene riutilizzata per circondare un piccolo cilindro ricavato dal formaggio.  Se vogliamo ottenere 2 cilindri usiamo mezza forma, ma la crosta esterna non basterà e allora useremo anche i ritagli di crosta superiore per contornare. Vedremo poi come e dove disporre queste piccole forme circolari. Certo che con forme più...