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Fichi canditi alla contadina

Tutti gli anni, nella seconda metà di agosto, ho la fortuna di poter gustare i fichi appena colti dagli alberi  che si trovano nel podere di mia sorella, ai margini del Parco Naturale della Maremma (foto qui sotto). Una 'ficaia' (parola prettamente toscana per indicare l'albero della Ficus carica ) Quest'anno i fichi sono pochi e piuttosto piccoli, tuttavia sono riuscita a metterne da parte una ventina, scegliendo i più sani e meno maturi, in modo da poterli conservare in vasetti. Sapevo, infatti, che il tema fissato dal l'Italia nel piatto per l'uscita del 2 settembre sarebbe stato "Salse, condimenti, conserve e liquori": i fichi, con la loro dolcezza che ne fa un comfort food eccezionale se gustato in inverno, mi sono sembrati adatti all'occasione. In Italia l'albero che produce i fichi ( Ficus carica L. ) è molto diffuso, almeno là dove la temperatura non scende di molti gradi sotto zero. Se ne trovano ovunque nelle ...

L'acquacotta di Ultimo

Ultimo era un buttero maremmano ed era ultimo di nome e di fatto, deriso ogni giorno dai suoi compagni di lavoro per via del suo aspetto goffo, della sua lentezza nei movimenti e del suo immancabile arrivare 'dopo i fochi', quasi non riuscisse a liberarsi dal marchio di un nome che i genitori gli avevano imposto soltanto perché ritenevano ormai più che sufficiente quella cospicua serie di figli che avevano messo al mondo. Narra una leggenda che questo ridicolo ometto era divenuto, nelle macchie di Capalbio, il bersaglio preferito dei suoi compagni. Che buttero poteva essere lui quando cercava di montare quegli enormi cavalli maremmani? O quando inciampava per aprire i robusti cancelli dei mandrioli? Non parliamo poi del lazo, con cui non sarebbe riuscito a prendere neanche una docile mucca: stava sempre appeso alla sua sella come semplice ornamento. Il suo pasto di mezzogiorno era un altro motivo di scherno: nella pignatta non aveva che pane e acqua. È chiaro che anche ...

Galaverna nel bosco (formaggio Galaverna fuso, in corona di frutti di bosco)

La foto è anche su Instagram, dove si può esprimere la propria preferenza:  https://instagram.com/p/5__UhPug85/?taken-by=lattidamangiare Forse il mastro casaro della Storica Fattoria Palagiaccio non sarà molto felice nel vedere come ho spellato il suo bel Galaverna , privandolo della crosta laterale, per preparare questo piatto; ma spesso succede che la mia creatività è molto esigente ed io a quel punto perdo il lume della ragione e le concedo tutto. Ecco dunque il primo passo per realizzare la mia ultima ricetta che partecipa al concorso Latti da mangiare : eliminare la crosta laterale del Galaverna.  La crosta viene riutilizzata per circondare un piccolo cilindro ricavato dal formaggio.  Se vogliamo ottenere 2 cilindri usiamo mezza forma, ma la crosta esterna non basterà e allora useremo anche i ritagli di crosta superiore per contornare. Vedremo poi come e dove disporre queste piccole forme circolari. Certo che con forme più...

Prosciutto e fichi con gelato al tartufino del Mugello

Oggi doppio appuntamento per il mio blog: non solo con L'Italia nel piatto e con il suo tema del 16 luglio, piatti freddi e/o insalate con prodotti del territorio , ma anche con la    Storica Fattoria il Palagiaccio  di Scarperia (FI)  e con il suo concorso  «Latti da mangiare» , per il quale ho scelto tre tipi di formaggio fra i quattro proposti, che rappresentano solo una piccola parte della  produzione casearia di questa azienda . Sono  il Gran Mugello,  il Galaverna e  il Tartufino, che è il protagonista di questa ricetta. Come ho già detto nel post della mia prima ricetta ( il falò del carbonaio ), ricevetti in omaggio i tre formaggi scelti lo  stesso pomeriggio del giorno d’iscrizione e li  ritirai presso il loro punto vendita di via Gioberti 9 r di Firenze, direttamente dalle mani della gentilissima Elisabetta Massai. Dunque niente corrieri, niente posta, solo due passi verso il negozio, che  con le...

Triglie alla livornese

INGREDIENTI 8-12 triglie di scoglio 500 g di pomodori da salsa 12 pomodorini (opzionali) 1 o 2 spicchi di aglio (1 solo se dopo usate gli aglietti selvatici) 1 punta di peperoncino 1 mazzetto di prezzemolo 50 g di salicornia (opzionale) 8 aglietti selvatici (opzionali) 2 cucchiai di vino bianco olio e.v.o. sale PREPARAZIONE Preparare una salsa di pomodoro facendo cuocere aglio schiacciato, peperoncino e pomodori da salsa spezzettati. Passare la salsa e metterla in padella con un filo d'olio (in cui opzionalmente si siano fatti rosolare gli agli selvatici insieme alla salicornia e i pomodorini interi), unire le triglie ben pulite e il vino. Cuocerle coperte due minuti e salarle, girarle delicatamente, salarle ancora pochissimo e coprirle per un minuto. Unire ancora olio e prezzemolo fresco. La ricetta è tratta dal libro di Paolo Ciolli, Livorno la ghiotta, Debatte editore, Livorno 2014. L'autore consiglia la cottura delle triglie con il f...