domenica 10 giugno 2012

Le pesche nel vino

Il transito di Venere davanti al Sole del 6 giugno scorso (quel piccolo neo nero)...


... mi ha richiamato alla memoria le pesche nel vino, forse l'unica cosa da mangiare che ho imparato da mio padre.
Babbo Silio non sapeva cucinare, ma era un vero buongustaio. Da giovane, magro come un chiodo, era stato un gran mangione, compatibilmente con quanto offrivano i tempi di guerra. Raccontava spesso che durante il servizio militare a Stia (AR) aveva fatto una gara con un commilitone: vinceva chi mangiava di più. Dopo una enorme quantità di portate consumate in trattoria, il suo amico pensava ormai di aver raggiunto il pareggio, quando lui inaspettatamente prese un pezzetto di pane, lo intinse nel vino e se lo mangiò. L'amico non riuscì a fare altrettanto e Silio ebbe la vittoria.
Ma da questa zuppa di pane nel vino torniamo alla nostra zuppa di pesche. Sono sicura che la prima volta che la sperimentai dovevo essere ancora bambina. Il mio babbo, che era un medico, sosteneva che un goccino di vino faceva più bene che male ai bambini già grandicelli. Serviva anche a immunizzare contro l'alcolismo.
Una vecchia pellicola non 'impressionata', fissata sull'obiettivo, ha tinto di color pesca le mie foto scattate all'alba del giorno del Venus Transit. Eccone un'altra:


Le ali spiegate di quel volatile mi hanno dato l'ispirazione per la decorazione delle pesche nel vino: le foglie di menta.


PREPARAZIONE

Il Sole, pardon, la pesca, va fatta a pezzetti. Il colore ambrato è dato dal vino rosso. Nel mio caso è un vino di Montepulciano, anonimo ma delizioso, fatto alla maniera 'etrusca', come mi hanno detto, senza solfiti. Se le pesche sono particolarmente aspre (non trovo più le pesche saporite di una volta!), si può aggiungere un cucchiaino di zucchero per bicchiere. Da tenere in frigorifero per una mezz'oretta prima di servire.

Mi è sembrato doveroso usare per la fotografia un piattino della mamma del mio babbo, la nonna Lina, e un bicchierino viola della sua suocera procidana, nonna Antonietta. 
Babbo Silio ci faceva gustare questa semplicissima delizia appena fatta, preparata a tavola, alla fine del pasto. Mi commuovo, se penso a come gli brillavano gli occhi, mentre con questo improvvisato dessert premiava le sue tre bambine perché erano state brave.



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