mercoledì 18 giugno 2014

Muhallabia (2a edizione)

Ripubblico la ricetta della muhallabia, aggiungendo alla fine (in grassetto) un commento più esteso del precedente (in corsivo).


INGREDIENTI
Latte: 750  g
Farina di riso: 35 g
Zucchero: 75 g
Sale: un pizzico (ho usato sale rosa dell'Himalaya)

Acqua di rose: 1 cucchiaio
Mandorle tritate: 1 cucchiaio
Pistacchi tritati: 1 cucchiaio

Nella mia versione, anche semi di girasole e codette di liquirizia.
Per decorare, fiori e foglie eduli: qui roselline essiccate e acetosella fresca.

PREPARAZIONE

 Stemperare la farina di riso con un po' di latte freddo.
 Portare a ebollizione il resto del latte con lo zucchero e il sale.
– Unirlo al composto di farina e latte.
– Far addensare a fuoco basso, mescolando continuamente perché la crema non si bruci.
    Occorreranno circa 8 minuti.
 Togliere dal fuocoaggiungere l'acqua di rose e versare la crema in coppette.
 Far raffreddare prima a temperatura ambiente, poi in frigorifero.

Prima di servire, tostare leggermente mandorle e pistacchi e disporli sulla superficie della muhallabia.

La muhallabia è una densa e profumatissima crema, quasi un budino, a base di latte, farina di riso, zucchero e acqua di rose. Diffusa in tutto il Medioriente, si arricchisce di semi e frutta secca di vario genere, a seconda delle diverse tradizioni.
Questa è la versione egiziana, con mandorle e pistacchi, che ho decorato con l’aggiunta personale di roselline, foglie di acetosella, semi di girasole e codette di liquirizia… tanto per far rima con delizia!
Se non ricordo male, quella che ho mangiato in un ristorante del Cairo, conteneva mandorle tritate anche all'interno. Potrebbe essere un'ottima idea per la prossima volta!

Al primo assaggio, ti colpisce il contrasto fra il tacito scivolare di una crema di riso morbida e fresca come la seta e l’allegro scricchiolare delle briciole di mandorla e pistacchi. Poi, il dolce abbraccio del sentore di rosa ti conquista per sempre.


Yakh Dar Behesht, ghiaccio in Paradiso: il nome è tutto un programma; così chiamano gli iraniani un budino di riso, simile a questa muhallabia, aromatizzato all’acqua di rose e al cardamomo. Togli il cardamomo, cambia le proporzioni tra latte e farina di riso, e ottieni la muhallabia, un dessert diffuso in Nord Africa e in tutto il Medioriente arabo ed ebraico: qualcosa a metà strada fra una crema e un budino.


Metti una giornata caldissima scandita dai richiami del muezzin, fra le strade di una città araba polverose di storia, metti un tramonto rosso fuoco come le fragranti rose offerte dai bambini, metti una serata profumatissima grazie ai venditori di collane di fiori che ti fermano a ogni angolo, sussurrandoti «jasmin, jasmin»: e sei già in un vortice di sensazioni che di minuto in minuto accresce la tua spossatezza e attenta alla tua lucidità, finché improvvisamente non scopri un ristorantino appartato fra i vicoli di un suk:  ti siedi, chiedi una muhallabia e avrai il tuo angolo di Paradiso.


Nei miei ricordi c’è anche una muhallabia, per così dire, Inferno-Paradiso: lo strato superficiale era caldissimo e le mandorle brunite e croccanti, forse per un passaggio della terrina sotto il grill, ma l’interno era rimasto di un freddo glaciale: altro che ghiaccio in Paradiso, questo era ghiaccio bollente! E fu amore a prima vista.


Qualcuno potrà obiettare: «Ma amore di che? In fondo la farina di riso è un alimento per l’infanzia». E invece, provate: è uno di quei sapori primordiali che ti resta dentro tutta la vita e ti accompagna in un cammino di esperienze sensoriali sconosciute, ogni volta che lo abbini con nuovi ingredienti (qui anche semi di girasole, acetosella) e ogni volta che lo rivesti con le tue mani di piccoli ornamenti (una rosellina, una chicca di liquirizia…). Ebbene sì, ogni volta, proprio come il vero amore.

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Con questa ricetta partecipo al contest "Volubilis: un viaggio di sensi".

http://lesmadeleinesdiproust.blogspot.it/2014/06/la-rosa-del-marocco-la-menta-piperita.html