lunedì 8 luglio 2013

Omaggio a Lampedusa


La sera del giorno in cui Papa Francesco è stato in visita a Lampedusa, con il desiderio di restituire dignità agli invisibili, voglio rendere omaggio a mio modo, seppure con un piatto che non è nel mio stile, a questa isola straordinaria, ai suoi abitanti, ai migranti e a tutti quei morti che «sono una spina nel cuore».

Durante tutto il giorno, mentre ero impegnatissima a preparare una presentazione in PowerPoint (che peraltro di multiculturalità non è priva, solo che riguarda circa 1500 anni fa), il mio pensiero non faceva che inseguire immagini naïf: forse perché il naïf nobilita la povertà, l'ingenuità, l'essere ultimi, emarginati, soli.

Tornata a casa, quasi automaticamente, ascoltando qualche frase di Papa Francesco pronunciata da lui o riferita dai cronisti del TG, ho cominciato a realizzare questo piatto, senza tuttavia averlo programmato fin dall'inizio.

Ho stampato per prima cosa un'immagine dell'isola vista dall'alto e ne ho ritagliato la sagoma; l'ho sovrapposta su una PIADINA e ne ho ricavato due pezzi uguali, che ho tostato in forno.

Ho riempito il mio 'sandwich Lampedusa' con un PATÈ di COSCE d'ANATRA, ARANCIA e VIN SANTO che avevo fatto ieri. E, guarda caso, la forma dell'isola ricorda proprio un'anatra in volo.

Ho aperto i DATTERI denocciolati, l'ho riempiti con una salsa pseudo-BABAGANUSH che avevo in frigo, fatta con MELANZANE PONTI, FORMAGGIO di YOGURT (labna), salsa TEHINA, AGLIO, CUMINO e condimento DOLCE AGRO PONTI. Ho messo sui datteri-barchette semi di SESAMO, di PAPAVERO e scaglie di MANDORLE. 

Tutto qua. Piatto naïf. Lo guardo e non lo riconosco come mio. Chissà perché stasera il naïf mi ha traviato. Lo guardo e mi fa sorridere. C'è l'occidente e il medioriente, c'è il nord e il sud del mondo. E senza rendermene conto ho usato tutti gli ingredienti richiesti dalla V sfida indetta da Cuoco di Fulmine & Ponti. È quasi mezzanotte, non faccio in tempo a inserire dosi e preparazione, lo farò domani. Quasi quasi glielo mando lo stesso. Qualcosa ci vuole a futura memoria di questa giornata che ha spiazzato me e forse non solo me.

«Non abbiate paura della tenerezza».



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